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Crisi climatica e buonsenso: contro la superficialità di analisi

di Christian Colombo & Andrea Pellegrini


Siamo tutti disorientati e anche un po’ impauriti a causa dei fenomeni meteorologici intensi che hanno colpito le nostre terre e tutta l'Italia in questi mesi estivi. Come spesso succede, ci vengono proposte due chiavi di lettura degli eventi. Da una parte c’è chi li interpreta in senso catastrofista, dall’altra chi nega che siano fatti eccezionali. Tra queste strade senza uscita, c'è una via realista e utile, per davvero, a proteggere l'ambiente, le nostre città, il nostro lavoro e le nostre vite?


La scienza dell'attribuzione degli eventi meteorologici al cambiamento climatico è nuova, delicata e presenta ancora elevati gradi di incertezza. Correlare ciò che stiamo vedendo esclusivamente al cambiamento climatico antropogenico è controproducente. Ad esempio, le ondate di calore e conseguente siccità hanno come matrice l’aumento delle temperature per il riscaldamento climatico, mentre non è altrettanto vero per piogge intense, come dimostra l’articolo “Limited net role for climate change in heavy spring rainfall in Emilia- Romagna” in merito ai disastri nell’emiliano e nel romagnolo.


Oltre alle cause strettamente naturali ci sono responsabilità umane, per una mancata capacità di lettura e interpretazione di un territorio. Non possiamo gridare al disastro climatico se esonda un torrente in una pianura alluvionale, dove per anni non è stata compiuta nessuna manutenzione e la politica ha preferito cementificare tutto, senza fare le opportune opere di compensazione e di prevenzione, come le famose vasche di laminazione. Dall'altro lato, però, è inequivocabile l'impatto dei gas serra e di alcune attività umane sul clima terrestre e la scomparsa graduale di ecosistemi, flora e fauna. Il problema è che i media e soprattutto le piattaforme social non riescono o non vogliono proporre sullo stesso tavolo entrambe le prospettive. Quando ci provano, le fanno divergere alimentando in continuazione lo scontro “catastrofisti vs. negazionisti” climatici.


Le conseguenze negative per il pubblico sono almeno tre:

1. un’assuefazione del fenomeno, ovvero c’è perdita d’interesse e di stupore, un po’ come nella favola “Al lupo! Al lupo!”;

2. un forte scetticismo verso le politiche di contrasto, che richiedono sforzi non solo economici;

3. un incoraggiamento della retorica per la quale le soluzioni immediate e individuali sono utili più di quelle strutturali. Sfatiamo un mito. Quando l’umanità avrà raggiunto le emissioni nette pari a zero, obiettivo per l'Europa fissato ad esempio per il 2050, il clima terrestre non guarirà immediatamente ma evolverà ancora fino a stabilizzarsi. Non è chiaro quanto tempo impiegherà questo processo. Può darsi un decennio come mille anni.


Per queste tre ragioni serve imbastire un dibattito serio, svincolandosi da inutili tifoserie, per cercare rapidamente soluzioni concrete, rispettando la “regola delle tre sostenibilità”, ovvero sostenibilità economica, sociale ed ambientale per una corretta transizione ecologica. Invece, una certa ala politica, ideologica e catastrofista, preferisce giudicare tutti come negazionisti climatici e seguire l’agenda del “politicamente corretto green”, quindi decrescita felice.


Le eco-follie di Timmermans e von der Leyen in UE sono un esempio lampante di ciò: stanno mettendo in pericolo il sistema economico e sociale europeo, nel nome di una lotta al cambiamento climatico per il quale noi europei siamo responsabili per il 7,3% su scala mondiale delle emissioni di anidride carbonica. Lo afferma Bloomberg, non il primo complottista destroide di turno.


Va benissimo agire, sia chiaro, basta tenere a mente il reale peso dell’Europa davanti a giganti inquinatori quali Cina, India, Stati Uniti e Russia. Mai una volta che le giovani promesse dell'attivismo climatico, quali Fridays For Future, Just Stop Oil, Extinction Rebellion oppure Ultima Generazione, vadano a protestare in quei Paesi. No, prosperano tutti qui, imbrattano monumenti e palazzi storici, bloccano le strade, buttano all'aria i prodotti dei supermercati. Sono gesti di una pochezza assoluta, capaci solo di parlare alla pancia della gente comune e non al loro cervello.

Strano, perché di solito è proprio la sinistra ad incolpare la destra per comportarsi in tal modo. Il problema è che hanno la fortuna di essere coccolati, incoraggiati e protetti dal sistema ultra-capitalista delle multinazionali, lo stesso meccanismo che con ipocrisia criticano. Tutto ciò mentre l’Occidente, casa nostra, decresce e i Paesi in via di sviluppo fanno l’esatto opposto, inquinando il pianeta pur di uscire dalla povertà assoluta. Più che la decrescita bisognerebbe favorire la corretta ed equa distribuzione delle risorse, favorendone riuso e riciclo, vivendo così tutti in armonia con la natura.


La sfida è davanti ai nostri occhi: studiare, ragionare e inventare un approccio nuovo e razionale al problema climatico. La politica è la risposta con il quale mettere a terra questo approccio. Non lo sono le proteste o quant’altro.


Le linee guida su cui puntare tre:

● Il monitoraggio costante del territorio da parte delle agenzie ambientali serve per prevedere e quindi evitare le situazioni critiche, sfruttando al massimo le nuove tecnologie e metodi di comunicazione per allertare di situazioni particolarmente critiche o per presidiare al meglio il territorio per poter intervenire celermente per opere di bonifica o manutenzione.

● L’innovazione tecnologica senza pregiudizi è la chiave per favorire una corretta transizione ecologica: nucleare di ultima generazione, sicuro e pulito, nuovi metodi per immagazzinare l’energia in eccesso del fotovoltaico e dell’eolico, l’idrogeno verde, i sistemi per la cattura dell’anidride carbonica, i biodigestori per trasformare gli scarti organici in biometano, gli impianti di riciclaggio e i termovalorizzatori per la frazione non differenziabile, tutti questi ritrovati della scienza e della tecnica vanno sviluppate e non ostacolate.

● Ultimo ma non meno importante è la cultura ambientalista in senso identitario, ovvero educare fin da piccoli alla scoperta dei propri territori, imparando così a rispettare ciò che la natura ci offre.


La strada è difficile ma è l’unico modo per abbandonare catastrofismo e negazionismo, abbracciando il buonsenso per cercare un approccio più razionale al problema climatico e alla sua risoluzione.


Rimanendo in tema di maltempo, chiudiamo con proverbio cinese che spiega bene quale sarà l’approccio con cui lavoreremo nei prossimi mesi: “quando piove lo stolto impreca contro gli dèi, il saggio cerca un ombrello”.

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