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La verità sul ddl Zan: inutile e pericoloso


Il Ddl Zan viene presentato come unico antidoto alla violenza contro la comunità LGBT+, ma il testo ha un contenuto molto più ampio, taciuto e pericoloso.

Il provvedimento si propone innanzitutto di punire l’istigazione alla discriminazione e la discriminazione. Il problema è che estende un concetto valido oggi per la discriminazione razziale a categorie come l’identità di genere, ossia “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un processo di transizione”. Ciò significa impostare un reato con pena massima di un anno e mezzo, 6000 euro di multa, obbligo di servizi sociali, ritiro del passaporto e della patente, divieto di partecipare alle attività di propaganda elettorale e coprifuoco notturno personale, su di un’identificazione totalmente soggettiva e modificabile. Ad esempio gli individui “gender fluid” alternano mascolinità a femminilità.

Le prime a subire le stranezze di questa legge saranno le donne: il fenomeno degli atleti uomini “che si identificano donna” per competere nei campionati femminili è sempre più diffuso. Con questa legge non ci sarà più alcuno spazio per rifiutarsi o anche solo dissentire pubblicamente: è discriminazione o istigazione.

O ancora, se un giorno dovesse essere legalizzata l’adozione alle coppie omosessuali, politici e giornalisti che facessero una campagna per chiederne l’abolizione starebbero “istigando alla discriminazione”? Se poi sei iscritto ad un’associazione o a un partito che ha tra i propri scopi "l’incitazione alla discriminazione" (e qui l’impostazione dell’intervento di Fedez sulla Lega al concerto acquista un nuovo senso) la pena può arrivare a 6 anni.

Per fingere di ovviare a queste palesi esagerazioni è stato inserito il cosiddetto “articolo salva libertà d’espressione”, che recita: "sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Quindi se c’è pericolo che l’istigazione alla discriminazione assuma i contorni di reato d’opinione, ti è garantito di esprimerti liberamente PURCHÉ non istighi alla discriminazione o alla violenza: è il caso di dire che oltre al danno c’è anche la beffa.

Se la legge verrà approvata, la palla passerà poi alla magistratura, che dovrà produrre un’interpretazione della norma applicata ai casi particolari. Con l’ambiguità della forma e la delicatezza dell’argomento è difficile dire oggi se si realizzeranno quei casi foschi sopra elencati, frutto di un’eventuale applicazione integrale e coerente del testo, o se si partirà con più leggerezza. Delegare poi alla magistratura la speranza di ammorbidire una norma potenzialmente liberticida non è una strategia lungimirante; mi riferisco al caso Palamara del “Salvini ha ragione, ma va processarlo lo stesso”.

Nel frattempo il disegno di legge prescrive l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia e la transfobia, che guarda caso prevede che “Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività”. Ed ecco che ritorna la propaganda della teoria di genere nelle scuole.

Al termine di questo quadro poco rassicurante arriva anche la punizione, con aggravante, della violenza per motivi d’odio. Questa, unico tema che ritengo davvero condivisibile, è una briciola di una legge che mostra ben altri scopi meno nobili. Eppure se osi criticare alcuni aspetti del Ddl Zan ti fanno passare per un solidale con i violenti. Al netto delle accuse di Fedez al partito, la Lega ha già annunciato la presentazione di un testo alternativo che punisca la violenza per motivi legati al sesso, alla disabilità o all’orientamento sessuale, senza mettere a rischio le libertà fondamentali.




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