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INTERVISTA A PAOLO GRIMOLDI

Segretario Lega Lombarda

 

Paolo, la tua attività politica si è incentrata per molto tempo sui Giovani e il loro ruolo nella politica. Hai fondato la “struttura” federale del Movimento Giovani Padani, di cui sei anche stato coordinatore federale dal 2002 al 2011. Puoi dirci cosa ti ha spinto a puntare tanto su noi Giovani?


L'entusiasmo. Eravamo tutti i giovani di quella che oggi è la classe dirigente della Lega: Salvini, Grimoldi, Molinari, Rixi, Lorenzo Fontana, Stefano Borghesi, Fabrizio Cecchetti, Jari Colla, Cristian Invernizzi (…). Giovani con tanto entusiasmo e tanta voglia di fare sul territorio e, siccome eravamo dei semplici appassionati alla Lega, dei semplici militanti, la valvola di sfogo che ci ha permesso di costruirci la possibilità di avere carta bianca è stato un grande impegno sui giovani.


 

Perché è importante per un partito avere un movimento giovanile forte?


E' importante per due ordini di motivi. Il primo è ovvio: perché i giovani sono il futuro e il futuro di un movimento politico, delle idee, dei valori, degli ideali e delle stelle guida di questo momento politico camminano sulle gambe delle persone e il futuro cammina, inevitabilmente, sulle gambe dei giovani. Il secondo motivo è perché a volte non ci si pensa, ma i giovani devono anche rappresentare quello che la Lega fa a livello locale nelle istituzioni locali, così come la Lega di un determinato comune cerca di far eleggere il proprio sindaco, di portare avanti la propria politica a livello amministrativo comunale, così i giovani dovrebbero cercare di conquistare le istituzione dei giovani e porre problematiche politiche dentro ad esse, a partire da scuole e università: il problema degli studenti fuori sede, degli alloggi universitari, dei programmi scolastici, dei fondi per le infrastrutture scolastiche, la ripartizione sui territori di questi soldi. Questioni che vanno poste a livello politico generale, ma vanno poste anche dentro a queste istituzioni, dentro le scuole, dentro l'università e possono farlo solo i nostri giovani venendo, per esempio, eletti rappresentanti d'istituto o all'interno delle facoltà universitarie. C'è poi anche il tema dei giovani amministratori che devono cercare di fare politica a livello amministrativo locale dentro i comuni, esperienza utilissima per farli crescere ed è qualcosa su cui avevamo già investito con la fondazione dei giovani amministratori all'inizio degli anni 2000.


 

Puoi raccontarci com'è avvenuta la creazione (praticamente da zero) della giovanile della Lega?


La creazione della fondazione movimento giovanile è avvenuta con tantissimo lavoro, con tantissimi chilometri e con tantissima volontà. Mossi dal sentimento di identità e, soprattutto, dal sentimento di libertà, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo preso le nostre automobili, abbiamo pagato i pieni della benzina con i nostri soldi. Ogni sera era un giovane, due giovani, tre giovani, cinque quando proprio andava di lusso, e dopo un paio d'anni a fare questo lavoro, ne abbiamo messi insieme qualche migliaio, ma è stato un lavoro estenuante perché non c'erano i mezzi e le tecnologie che ci sono oggi e quindi si doveva andare a parlare e a incontrare ogni giovane di persona. La stessa polare era di avere un grande senso di abnegazione, mosso dall'entusiasmo e dai valori che ci accomunavano: erano gli anni in cui si parlava di ottenere una forte autonomia, quindi il sentimento che ci spingeva era quello dell'Identità (sapevamo chi eravamo: eravamo giovani lombardi), ma anche e soprattutto quello di Libertà. Una Libertà particolarmente nobile, perché non si parlava di libertà economica (come, invece, faceva Forza Italia), o generica e senza limiti (come quella di una certa sinistra), ma era la Libertà del proprio Popolo, di poter decidere per il proprio futuro ed era un taglio di libertà particolarmente nobile e comprensibile per i giovani: erano gli anni in cui questo sentimento di libertà veniva incarnato anche da alcuni film, uno su tutti lo scozzese William Wallace in “Braveheart”, che ben rappresentava questo sentimento di autonomia e di libertà.


 

Per quale motivo, secondo te, un giovane dovrebbe entrare in Lega?


Un giovane fa politica se ha mosso dalle ragioni del cuore e le ragioni del cuore oggi sul panorama politico italiano le può avere solo la Lega, perché gli altri partiti o pensano alla finanza alle banche, alle assicurazioni, alle grandi istituzioni europee. Però, chi ha radici? Chi ha memoria? Chi ha identità? Chi vuole mettere i popoli davanti al Dio Denaro? Chi giustamente sottolinea che il futuro è un futuro roseo, se alla fine dell'anno non ho fatto solo quadrare i conti del bilancio, ma ho avuto più bambini nelle culle? Quella è la Lega. Quindi il motivo per cui entrare in politica da parte dei giovani quello di poter manifestare i propri ideali, che a 20 anni sono mossi dalle ragioni del cuore e che trovano sfogo nel unico movimento politico che è mosso da una visione che tocca la logica, tocca la razionalità, ma tocca anche inevitabilmente le ragioni del cuore su base d'identità e di libertà. Ma c'è anche un'altra ragione. Perché fare politica? Perché la politica o uno la fa o uno la subisce, e quindi, siccome i giorni della Lega non vogliono subire assolutamente nulla, sono in Lega per essere attori in prima persona delle cose che vengono decise.


 

Cosa distingue, secondo te, la Lega da tutti gli altri partiti?


Noi siamo nati proprio dal popolo, senza un soldo, attaccando i manifesti con la colla la notte, andando a fare le scritte sui muri, abbiamo avuto contro tutto e tutti e il fatto che ancora oggi ci sia una parte della magistratura che ci perseguita notte e giorno è una cosa che non ci lascia assolutamente sorpresi, ma anzi ci siamo abituati fin dagli anni '90. Poi, ciò che distingue la Lega, e che la tiene particolarmente unita, è che abbiamo vissuto delle difficoltà inenarrabili. Ad esempio, quando i terremoti che ci sono stati qualche anno fa anche per colpa della magistratura avevano portato la Lega al 2,5/3% , quella che oggi è la classe dirigente della Lega non si è scomposta, non si è mossa di un millimetro, non ha pensato per un nanosecondo di cambiare partito, perché quello che ci distingue in modo evidente dagli altri è che noi facciamo politica perché ci crediamo, perché la pensiamo così, perché siamo certi di essere nel giusto, di fare l'interesse del nostro territorio, della nostra gente e di poter mettere al primo posto il nostro popolo. Gli altri fanno politica evidentemente per convenienza e per il proprio tornaconto, e appena c'è qualche difficoltà è facile cambiare partito e saltare sul carro del vincitore. Questo ci contraddistingue dagli altri: abbiamo degli ideali solidi, ma abbiamo anche vissuto delle difficoltà e ciò che da queste evidenze dobbiamo tener conto per il futuro è che, oggi, con una lega che ha il vento in poppa grazie all'ottimo lavoro di Matteo Salvini e grazie a quello che sta facendo sul territorio, dobbiamo sempre tener presente che chi si avvicina alla Lega deve avere ideali solidi, deve avere una visione, deve dimostrare di essere attaccato al movimento: non possiamo permetterci di sperperare il consenso che Matteo Salvini raccoglie, formando una classe dirigente che non ha valori, non ha ideali, ma che si avvicina magari soltanto a livello locale perché salta sul cavallo del vincitore .Quindi anche la classe dirigente dei giovani a livello locale deve vigilare affinché le persone che si avvicinino abbiano sempre la possibilità di fare la gavetta, di potersi rodare e non arrivare ad avere magari subito qualche incarico o la possibilità di decidere per un gruppo giovani o per un determinato territorio, ma dobbiamo ricordarci sempre che ci si tempra nelle avversità e ci si mette alla prova crescendo giorno per giorno, lavorando e facendo esperienza e diventa anche per noi un modo per poter temprare meglio la classe dirigente i nostri militanti giovani che da lì a qualche tempo saranno poi chiamati ad avere incarichi più importanti e quindi a dover subire anche sollecitazioni molto più forti e pressanti. Questa è la stella polare che penso valga sempre la pena di ricordare e di sottolineare.


 

Dal 2015 sei Segretario Nazionale della Lega Lombarda, quindi segui da vicino le vicende della Lombardia, soprattutto per ciò che concerne le trattative sull'Autonomia.


La battaglia sull'autonomia resta il DNA della Lega. Noi siamo in Lega per l'autonomia e per la responsabilità che è collegata all'autonomia e alla meritocrazia. Dopodiché è ovvio che questi attacchi alla Regione Lombardia hanno due finalità: quella di indebolire la Lega e Matteo Salvini e quella di mettere in discussione il grande cammino verso questa riforma epocale in senso di autonomia, di responsabilità e di meritocrazia che la Lega porta avanti da tempo. Consideriamo che in questo momento la magistratura ha aperto suo regione Lombardia 27 fascicoli. Di questi 27 fascicoli che cosa c'è di concreto? Assolutamente niente. La legge regionale sulle case popolari che dava la possibilità ai residenti di accedere alle case popolari è stata bocciata dallo stesso magistrato che aveva condannato la sezione della Lega di Saronno per aver fatto dei manifesti col termine “clandestini”, come se “clandestini” non fosse una parola italiana. Come definisci in italiano una persona che arriva sul nostro territorio senza documenti in modo illegale? Clandestino. Ecco ci sono anche dei magistrati che riescono a interpretare la lingua italiana e mettono in discussione il vocabolario figuriamoci in termini di interpretazione politica, che cosa riesce a fare una parte della magistratura...

27 fascicoli. Risultati ottenuti dai magistrati? Meno di zero. Ma il tutto solo per infangare la Regione Lombardia con l'obiettivo di indebolire Matteo Salvini e la Lega e cercare di bloccare la grande riforma sull'autonomia. Ma la Lega esiste in funzione dell'ottenimento dell'autonomia e quando torneremo al governo faremo come prima cosa una bella riforma della Giustizia, perché così come sbaglia il medico e paga, così come sbaglia il camionista e paga, così come sbaglia l'imprenditore e paga, è giusto che paghi (e paghi veramente) anche il magistrato che sbaglia, perché ci sono state troppe inchieste senza senso e troppi casi di persone che ci hanno rimesso la faccia per, a volte, errori e, a volte, invece, come i Palamara ci insegnano, per scelte sbagliate e volute per faziosità politica. Ecco, questo non può più capitare, chi sbaglia deve pagare anche in ambito di magistratura e, dopo aver fatto questa necessaria riforma della magistratura, il secondo passaggio sarà inevitabilmente quello sull'autonomia. Però c'è da sottolineare questo: la regione Lombardia nonostante le tante difficoltà ha messo in campo un piano Marshall di opere concrete, ma soprattutto la regione Lombardia non è il paradiso terrestre, non è il mondo nel quale tutto è perfetto e tutto funziona in modo ineccepibile, ma rivendichiamo con orgoglio che la regione Lombardia è il posto in Italia dove le cose funzionano infinitamente meglio che negli altri posti e costano molto meno. Questo è un dato di fatto che nemmeno la faziosità politica della magistratura può negare.



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