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La fondamentale partita al Ministero dello Sviluppo Economico

Il protagonista leghista di questa esperienza di governo è sicuramente Giancarlo Giorgetti, che

prende le redini del Ministero dello Sviluppo Economico: uno dei dicasteri più strategici, da cui

dovrà passare la ripartenza del paese. Se volessimo, infatti, analizzare tutti gli affari in capo al MiSE non basterebbe questo numero del Carroccio; mi limiterò allora ad introdurre le principali funzioni e prospettive per il futuro.

Innanzitutto ricordiamo l’allarme lanciato dalla Banca d’Italia, la quale parla di una vera e propria carneficina di imprese nei prossimi due anni (fino al 28% dei fallimenti in più rispetto al 2019), con il venir meno delle costose misure emergenziali che hanno mantenuto in vita anche le aziende agonizzanti. Ad occuparsi di alcune di queste, almeno delle più grandi, dovrà essere proprio il MiSE, che gestisce i tavoli di crisi e l’amministrazione straordinaria: ovverosia la presa in carico da parte dello stato delle società in fallimento con margini di rilancio, per salvaguardarne i posti di lavoro. Queste procedure si concludono raramente con la nazionalizzazione della società: più frequentemente si procede ad una negoziazione per il risanamento e rilancio da parte di nuovi investitori privati, con un contributo dello stato.

Nell’Italia della de-industrializzazione il MiSE ha in carico cifre da capogiro: Alitalia (3 mld di

fatturato e 11 mila dipendenti), ILVA (2,2 mld di fatturato e 15 mila dipendenti) e oltre un centinaio di aziende minori, per oltre 100 mila persone impiegate. Forse il nome della compagnia di bandiera non fa una buona pubblicità a questo ministero, ma esistono anche centinaia di storie di successo, dimenticate, che hanno dato un insostituibile contributo all’occupazione nel paese.

Oltre a questo compito riparatore, il MiSE agisce per creare terreno fertile alle imprese che invece

godono di buona salute, affinché siano più competitive a livello internazionale. Per esempio è

responsabile del famoso piano di transizione 4.0, attivo da diversi anni, che sarà ampliato dal PNRR (i fondi europei). Ultimamente poi gli uffici di Via Veneto si stanno indirizzando con maggiore attenzione verso la valorizzazione delle piccole/medie imprese. A tal proposito, si veda il fondo di patrimonializzazione PMI, per rinforzarne la struttura finanziaria e patrimoniale, e il fondo di garanzia PMI, per l’accesso al credito, oltre ad altre iniziative per l’internazionalizzazione; tutte svolte in collaborazione con la banca pubblica Cassa Depositi e Prestiti.

Sfortunatamente Giorgetti perde la delega all’energia, che passa al Ministero per la Transizione

Ecologica. Per quanto riguarda invece le telecomunicazioni, la partita si gioca insieme al Ministero della Transizione Digitale di Colao, con cui il MiSE dovrà dividere i compiti. In questo campo vale la pena ricordare il rilievo degli equilibri internazionali e della sicurezza nazionale. Da una parte bisogna costruire la rete mobile 5G tenendo sotto controllo i cinesi e dall’altra concludere l’affare della nuova società nazionale della rete in fibra ottica, bilanciando il potere di una Tim non più italiana.

Una prima azione audace del Ministro Giorgetti è stata l’apertura del dialogo con Farmindustria per la costruzione di una filiera nazionale del vaccino. Il nostro paese vanta, infatti, un posto sul podio europeo della produzione farmaceutica, alternandosi di anno in anno con la Germania per la medaglia d’oro. Eppure ad oggi in Italia non si fabbrica ancora un vaccino contro il Nuovo

Coronavirus. Uno dei motivi di questo ritardo sta nella conformazione del comunque eccellente

settore farmaceutico nostrano: la maggior parte dei soggetti sono infatti, o filiali di multinazionali, o medie imprese che si dedicano soprattutto a lavorazioni conto terzi. Diversamente da altri paesi ci manca un colosso nazionale con i requisiti per competere in queste grandi sfide. L’unico progetto 100% italiano per un siero immunizzatore (in arrivo questo autunno) è quello di ReiThera, un’azienda piccolissima se confrontata ai pesi massimi come Astrazeneca, Pfizer o Sanofi. Per affrontare gli investimenti necessari la società ha infatti concordato una partecipazione statale, nonché un’importantissima collaborazione con le strutture di ricerca pubbliche.

L’azione di Giorgetti in questo campo supera il caso della sola ReiThera e persegue la direttrice del “polo nazionale” per i vaccini, da realizzarsi con capitale pubblico-privato, che vada a porsi come quel cervello mancante all’apice del sistema industriale italiano, per assicurare una maggiore sinergia tra le eccellenze nazionali. Nel frattempo l’idea per il breve periodo è quella di ottenere accordi commerciali con le multinazionali, per produrre in Italia vaccini già brevettati. Il MiSE dal canto suo schiererà strumenti di finanziamento e sussidio per le società aderenti a questo percorso di riconversione della produzione.

Con questi presupposti di grande responsabilità e potenzialità del Ministero dello Sviluppo

Economico, non ci rimane che augurare buon lavoro al neo Ministro Giorgetti.



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