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Armenia e Nagorno Karabakh: ultima chiamata per l’Europa in difesa della sua porta

Lo scorso 27 settembre, dopo un’estate di incidenti di frontiera, le truppe dell’esercito dell’Azerbaijan hanno iniziato una campagna di annessione della Repubblica dell’Artsakh (o Nagorno Karabakh), non riconosciuta da alcuno stato ONU. Questo microscopico paese è uno stato a maggioranza armena, satellite della Repubblica dell’Armenia, dichiaratosi indipendente dall’ex Repubblica Sovietica dell’Azerbaijan durante il confuso crollo dell’URSS. Con la disintegrazione del gigante comunista infatti sono riesplose quelle dispute etniche che Mosca ha sempre stroncato. Dispute che hanno hanno dato luogo a violenze, che in questo caso, continuano ancora oggi. Per riuscire ad interpretare i recenti fatti riguardanti quello sperduto ed inospitale angolo del Caucaso meridionale, bisogna conoscere la storia del popolo che lo abita; proprio perché quel popolo ancora oggi si sente saldo nella sua identità e nel suo duro passato.


L’origine etno-linguistica degli Armeni è antichissima e si perde nei millenni; ancora oggi esistono diverse teorie sulle vie della storia percorse da questo popolo. È invece a partire dal VI sec. a.C. che si è formato il primo Regno Armeno nella cui diretta continuità si pongono gli Armeni contemporanei: un territorio molto più esteso dello stato odierno, che si è consumato via via successivamente. Il primo avvicinamento degli Armeni all’Europa è avvenuto durante l’età ellenistica, quando il popolo anatolico si è integrato attivamente nella corte seleucide e ha iniziato a coltivare le lettere greche, di cui alcune opere sono sopravvissute fino a noi solo grazie a traduzioni dall’Armeno. Gli Armeni hanno poi trovato un alleato-padrone nei Romani, che li consideravano la frontiera della Res Pubblica a oriente, oscillando tra la sottomissione a provincia e lo status di regno indipendente alleato.

Nel 301 il regno d’Armenia è la prima forma statale ad adottare come religione ufficiale il Cristianesimo, appoggiandosi alla chiesa apostolica Armena, indipendente da quella Romana. Da quel momento la religione è diventata il fulcro della cultura e dell’arte Armena e ancora oggi è un collante formidabile di questo popolo fortemente identitario.



Soldati armeni in preghiera prima della battaglia

Dopo numerose invasioni, l’Armenia ha conosciuto l’arrivo dei Turchi. Queste genti asiatiche che hanno spazzato via in poco tempo tutte le altre civiltà dell’Anatolia, non sono riuscite però a sfaldare definitivamente il popolo armeno, nonostante secoli di oppressione ottomana, culminata nel 1915 nel, purtroppo non famoso, Genocidio Armeno. Lo sterminio pianificato ha infatti sradicato e quasi annientato le storiche comunità armene dell’Anatolia e ha costretto i sopravvissuti ad isolarsi nell’attuale repubblica caucasica, o ad emigrare in Russia e in diversi paesi occidentali.

L’aggressione odierna degli Azeri (etnia turca) è spalleggiata ovviamente dalla Turchia, con l’invio di consulenti militari, droni di ultima generazione e miliziani jiahdisti siriani riciclati. Il disegno di potenza del novello sultano Erdogan è confederare i numerosi ma deboli stati turchi sotto la guida di Ankara, risvegliando la furia imperialista e predatoria di quei popoli, per giunta infatuati dalla fede islamica, che reclamano il loro “spazio vitale”.

L’Armenia è il primo facile bersaglio; un domani ci sarà la Grecia e poi chi lo sa? Quell’Europa che si è sempre valentemente difesa dalle minacce straniere è invece oggi ubriaca di benessere e buonismo; cieca al pericolo, pensa di poter generalizzare a tutti i popoli il suo paradigma pacifista politicamente corretto.

Ancora una volta l’unica àncora della civiltà cristiana ed europea è la Russia. Solo limite alla sottomissione dell’intera Armenia, si è impegnata per un trattato di pace e oggi vigila militarmente il confine ancora caldo, su cui si è arrestata l’avanzata azera.