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Riforma del “Premierato”: un’analisi

Il Consiglio dei Ministri del 31 ottobre 2023 ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge costituzionale sul "Premierato". Il Governo, dopo mesi di discussione, decide di accantonare l'ipotesi di una riforma in senso presidenziale dello Stato per restare sempre nell'ambito del Sistema parlamentare anche se con un significativo rafforzamento dell'Esecutivo.

Ma quali sono i punti essenziali della riforma e come potrebbe cambiare il nostro Sistema istituzionale nel caso venisse approvata questa riforma?


Innanzitutto, il Presidente del Consiglio verrebbe eletto direttamente dai cittadini contestualmente all'elezione della Camera e del Senato e il tutto si esprimerebbe in un'unica scheda. Alla coalizione vincente verrebbero assegnati il 55% dei seggi a livello nazionale garantendo una buona maggioranza.


Il Presidente della Repubblica sarebbe poi tenuto ad incaricare il Premier eletto di formare il Governo e di proporre l'elenco dei ministri, la cui nomina resterebbe, però, una prerogativa del Quirinale. Dopo il giuramento, il Capo del Governo si presenterebbe alle Camere per ottenere la fiducia, se il Parlamento non la dovesse concedere, il Presidente della Repubblica sarebbe tenuto a reincaricare il Presidente del Consiglio eletto di ripresentarsi alle Camere, nel caso in cui le Camere dovessero negare la fiducia una seconda volta, il Capo dello Stato non potrebbe fare altro che indire nuove elezioni.


Se il Presidente del Consiglio dovesse successivamente dimettersi, il Presidente della Repubblica potrebbe reincaricare il premier uscente o un parlamentare della stessa maggioranza uscente. In caso di diniego della fiducia da parte delle Camere, il Presidente della Repubblica sarebbe tenuto a sciogliere i due rami del Parlamento. Quest'ultimo aspetto potrebbe avvenire solo una volta durante la legislatura, se il Presidente del Consiglio subentrante dovesse dimettersi a sua volta al Quirinale non resterebbe altro che indire le Elezioni anticipate.


Il DDL prevede inoltre l'abolizione dei senatori a vita di nomina presidenziale, lasciando solo gli ex Presidenti della Repubblica il diritto di sedere a vita tra gli scrani di Palazzo Madama.

La Riforma in questione si prefigge l'obiettivo di avere una legittimazione popolare diretta degli esecutivi senza ricorrere a maggioranze non presenti al momento del Voto e punta ad avere una maggiore stabilità degli esecutivi nazionali, problema cronico della nostra Politica italiana.

La Proposta del Governo Meloni punta ad impedire la nascita di Governi tecnici e di ribaltoni, poiché nel caso di crisi di governo al Premier eletto dai cittadini può succedere esclusivamente un parlamentare della stessa maggioranza uscente che si impegna a continuare il programma di governo.


Il Disegno di legge deve ora iniziare il proprio iter parlamentare e non è escluso che il testo venga modificato. Molto probabile, considerando, la netta contrarietà dei partiti di opposizione, che questa riforma sarà sottoposta a Referendum confermativo.

Tra i punti favorevoli e forti di questa riforma c'è sicuramente l'elezione diretta del Premier, che assegna ai cittadini un maggiore potere e di conseguenza una maggiore responsabilità nella scelta della guida del Governo del Paese. Altro aspetto positivo è l'impossibilità che possa sorgere un governo tecnico dal momento che solo un parlamentare può diventare Presidente del Consiglio, togliendo di mezzo uno "strumento" abusato e usato spesso per imporre riforme impopolari. Vedremo che accadrà.

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