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Tornano le province?

Alla Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica si sta discutendo di ripristinare le Province. I senatori, di tutti gli schieramenti, della XIX Legislatura hanno presentato diversi disegni di legge sull’argomento, con l’obiettivo di fare tornare un’istituzione, che negli ultimi anni è stata dimenticata e declassata.





Occorre andare con ordine per capire esattamente la portata della discussione.

Le Province, fin dall’Unità d’Italia, anzi fin dal Regno di Sardegna Sabaudo, sono sempre state considerate un ente fondamentale nell’organizzazione dello Stato, riprendendo così l’impostazione napoleonica. Tradizionalmente l’Istituzione provinciale ha sempre rappresentato l'ente intermedio tra i comuni e lo Stato prima, e in seguito anche con le Regioni. Non è un caso che le principali divisioni territoriali del governo nazionale (es. prefetture, questure, camere di commercio, comandi dei Carabinieri e della Guardia di Finanza) siano sempre state organizzate ,verosimilmente, su base provinciale.


La Provincia è sempre stata considerata un elemento identitario per la popolazione, più forte di quello comunale, ma anche regionale e talvolta pure nazionale. La stessa, tuttavia, a partire dagli anni ’90, è stata considerata come un “carrozzone inutile” dalle competenze incerte e “sprecona” di risorse pubbliche. Dopo decenni di discussioni, si arriva alla Legge 56/2014, nota anche come “Riforma Delrio” approvata dal Parlamento a guida PD e sotto forte impulso dell’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi.


La Norma in questione, in realtà, non prevede l’abolizione delle Province ma una profonda rivisitazione delle stesse in vista della Riforma Costituzionale “Renzi-Boschi”(bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016) che, tra i vari cambiamenti, avrebbe abolito la parola “Provincia” dalla Carta fondamentale aprendo al concetto più generico di “Ente di Area Vasta”.

La Delrio venne concepita come un ordinamento provvisorio in attesa di una riforma organica e complessiva: ma come spesso si dice “non esiste una cosa più definitiva di una cosa provvisoria”.

La Legge n.56/2014 ha abolito le elezioni provinciali a suffragio universale: prima di tale norma, infatti, il Consiglio provinciale e il Presidente della Provincia erano eletti direttamente dai cittadini. Con l’attuale ordinamento il Consiglio e il Presidente sono eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali della Provincia. Il Presidente è eletto tra i sindaci e resta in carica 4 anni, mentre il Consiglio è composto dagli amministratori comunali e viene rinnovato ogni due anni. La Delrio ha abolito la Giunta provinciale e la carica di assessore, lasciando così la possibilità di assegnare delle mere deleghe ai consiglieri senza alcun potere effettivo neanche di natura collegiale, a differenza di quanto avviene nelle giunte comunali.


Il Sistema elettorale provinciale prevede il voto ponderato, il quale comporta che gli amministratori dei comuni più grossi dispongano di un peso maggiore negli scrutini a discapito dei consiglieri e dei sindaci dei municipi più piccoli. Viene eletto Presidente il candidato che ottiene il maggior numero di voti ponderati, mentre il Consiglio viene eletto sulla base di liste, a cui vengono assegnati proporzionalmente i seggi sulla base del c.d “Metodo D’Hondt” sempre tenendo conto della ponderazione.


Oltre a questo, la legge sopracitata ha istituito la Città Metropolitana, prevedendo un sistema simile a quello delle Province, con la differenza, che il Sindaco metropolitano è di diritto il Sindaco del comune capoluogo: per esempio nella Città metropolitana di Milano, il Capo dell’amministrazione è il Sindaco del Comune di Milano. La Delrio ha previsto una considerevole riduzione delle competenze e successivamente alla sua entrata in vigore, sono stati tagliati notevoli fondi alle Province.


Per finire questa esposizione, il testo originario della Legge 56/2014, prevedeva che gli amministratori provinciali non potessero ricevere alcuna indennità per l’esercizio svolto, nemmeno sotto forma di gettone di presenza, intendendosi il mandato completamente gratuito. Solo nel 2020 è stata introdotta l’indennità per il Presidente della Provincia, prevendendo che essa non potesse superare il compenso spettante al sindaco del comune capoluogo. Con il passare del tempo la Delrio ha mostrato tutti i suoi limiti: le Province si sono trovate impossibilitate a gestire le proprie competenze, per esempio sulla gestione delle strade, a causa della mancanza dei fondi, ma anche di una rappresentanza politica debole e incapace di incidere.

Il lavoro che si sta facendo al Senato è quello di ripristinare le elezioni provinciali a suffragio universale, per dare una legittimazione piena e democratica agli amministratori provinciali i quali devono espletare il loro mandato pienamente e non come "dopo-lavoro".


Vedremo il testo finale ma l'auspicio è che oltre, a quanto detto sopra, si arrivi ad un maggiore decentramento amministrativo e fiscale dallo Stato alle Province per rendere sempre più vicine al cittadino le decisioni, affinché esso possa con il proprio voto incidere, maggiormente, sul governo locale. Vedremo come procederanno i lavori in Parlamento, ma la speranza è che il prossimo anno, noi tutti potremo votare, il nostro Presidente della Provincia e il nostro Consiglio provinciale.

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