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Tovaglieri: “Il politicamente corretto dell’UE come la distopia orwelliana”

Abbiamo intervistato Isabella Tovaglieri, eurodeputata della Lega ed esponente della Lega Giovani, chiedendole la sua opinione sulle follie politicamente corrette che l’Unione europea sta promuovendo in questi anni.





Questo sabato, in occasione del dibattito sul politicamente corretto organizzato dalla Lega Giovani a Milano, hai portato sul palco e commentato un documento prodotto dall’Unione Europea dal nome “linee guida inclusive”. Vorresti spiegarci di cosa si tratta?

 

Ho deciso di portare fisicamente con me questo documento, prodotto dalla Commissione europea, intitolato “Linee guida per una comunicazione inclusiva”. Stiamo parlando di una sorta di “bussola” europea del linguaggio e della comunicazione ai tempi del politicamente corretto, un vademecum per non rischiare di discriminare, nelle parole di tutti i giorni, qualsiasi categoria, dalle più tradizionali minoranze a chi “si identifica in altri generi” oppure “non si identifica in nessun genere”. In sostanza, l’approccio di queste linee guida è semplice: per combattere le discriminazioni bisogna cambiare il nostro linguaggio, parole e regole grammaticali comprese!

 

Ci puoi fare qualche esempio?

 

Ve ne potrei fare tantissimi, ma mi limiterò ai più eclatanti. Per queste linee guida, non bisognerebbe parlare di “uomo” o “donna”, solo di “umanità” o “individui”, questo persino in contesti che non hanno nulla a che fare con il sesso: al posto di una comunissima locuzione come “disastro causato dall’uomo”, per esempio, bisognerebbe usare “disastro causato dall’umanità”! Parole di uso comune come “businessman”, “mankind”, “policeman”, dovranno diventare “businessperson”, “humankind”, “police officer”. non sia mai che qualche imprenditore non-binario si offenda!

 

Assurdo… c’è anche altro?


Ovviamente! Nel documento possiamo rilevare anche altre amenità, dal “ladies and gentlemen” da sostituire con “dear colleagues” per non rischiare di offendere chi non si identifica in un uomo o una donna, fino ad aberrazionicome “holiday time” invece di “Christmas time” per non offendere i non cristiani, o “mandare l’uomo su Marte” invece di “colonizzare Marte” per non ricordare il colonialismo. Il risultato finale di queste pagine di elenchi rieducativi è una serie di assurdità linguistiche degne del miglior Orwell!

 

 

Queste linee guida, però, come ci hai detto sabato, sono state ritirate dalla stessa Commissione, giusto?

 

Confermo, queste linee guida sono state - per il momento - ritirate. Una volta rese pubbliche hanno infatti scatenato intense e comprensibili polemiche, perché l’intento di questo documento era chiaro: promuovere un’agenda politicamente corretta, neutra, “fluida”, che vietasse qualsiasi riferimento alle identità e alle tradizioni. Faccio però notare che, quando la Commissaria Helena Dalli, esponente della sinistra maltese, ha annunciato il ritiro delle linee guida ha dichiarato che questo documento “non è ancora maturo” e che avrebbe lavorato ulteriormente “per migliorarlo”. Sintomo, purtroppo, che l’onda lunga del politicamente corretto, già in corso da alcuni anni, non si sia ancora esaurita.

 

A tal proposito, cos’altro ha già fatto Bruxelles su questa linea?

 

Purtroppo, l’influenza di questa ideologia sull’Unione Europea non è iniziatanegli ultimi anni con le linee guida. Penso, ad esempio, al manuale “La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo” pubblicato nel luglio 2018 durante la scorsa legislatura, in cui già si adombrava l’utilizzo di terminologie “neutre” al posto del maschile e del femminile, e che le “linee guida inclusive” hanno di fatto ampliato a tutto campo. Con la Commissione Von der Leyen, tuttavia, il politicamente corretto è diventato routine in ogni settore. Penso alla “Guida breve all’UE” in cui si mette una donna col velo islamico tra i simboli “del futuro dei valori europei” per non offendere i “nuovi europei”, ma anche a provvedimenti di legge ‘spot’ come la “Strategia LGBTQ 2020-25” votata ad iniziato febbraio o alla creazione di istituzioni ad hoc come l’European Institute for Gender Equality (EIGE), vero e proprio think tank del linguaggio e del pensiero “neutro”. Se non ci sarà un cambiamento a Bruxelles, potremmo essere solo agli inizi.

 

Come si può arginare questo fenomeno?

 

Dietro l’agenda politicamente corretta, che mira a capovolgere il mondo che siamo stati abituati a conoscere con la scusa della “non discriminazione”, esiste una chiara volontà politica da parte delle forze attualmente al potere a Bruxelles. Ovvero la coalizione di sinistra che, in questa legislatura, ha saputo imporre la sua agenda politica in tantissimi ambiti: non solo la commissaria all’uguaglianza Helena Dalli citata prima, ma anche attraverso figure come Frans Timmermans, il vero uomo forte dell’ambientalismo radicale, o la commissaria all’immigrazione Ylva Johansson. Se vogliamo un’Europa diversa, libera dall’asfissia del politicamente corretto, è necessario cambiare decisamente rotta: le prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno saranno l’occasione per svoltare e cambiare profondamente questa Unione, prima che sia troppo tardi.

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