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"Sostituzione etnica": ecco perché il tema è reale

Delle volte succede. Ogni tanto ci si trova a dover difendere anche quel compagno di viaggio antipatico per il quale tuttavia, delle volte, vale la pena spezzare una lancia a suo favore anche a costo di trovarsi tutti contro.


Ecco che oggi mi trovo a difendere il Ministro Lollobrigida e le sue dichiarazioni sulla tanto discussa “sostituzione etnica”. Il Ministro Lollobrigida, che dovrebbe probabilmente occuparsi di controllare gli alpeggi in Valtellina, durante un convegno organizzato dalla Cisal qualche giorno fa, ha dichiarato che: “Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica, gli italiani fanno meno figli quindi li sostituiamo con qualcun altro, non è quella la strada".


Quelle sopra sono parole con le quali, sia chiaro, mi trovo assolutamente d’accordo. Tuttavia, per chi arrivasse in ritardo nel mondo delle idee e sul dibattito in questione, farò un brevissimo sunto: cos’è la sostituzione etnica? La sostituzione etnica, o per come la vedo io “la Grande Sostituzione”, è un termine coniato dall’intellettuale e scrittore francese Renaud Camus e portato in Italia attraverso i ragazzi di “Generazione Identitaria” nell’ormai lontano 2017 grazie ai loro legami con il mondo nazionalista francese. Il termine fu poi usato sia da Matteo Salvini che da altri esponenti politici di prim’ordine nel panorama politico italiano. Ma cosa comporta la sostituzione etnica?


La sostituzione etnica, senza girarci attorno e cercando di riassumere tutto in poche parole per chi ha poco tempo, presuppone che i flussi migratori, continui e sempre più poderosi, finiscano per essere l’unico strumento di crescita demografica per i paesi occidentali portando così a una progressiva erosione della popolazione autoctona fino alla sua totale sostituzione. Sembra terrificante e probabilmente se si apre Twitter in queste ultime ore e si cerca l’hashtag #Lollobrigida si troveranno una sequela di spunte blu che, in maniera quasi del tutto robotica, vi diranno che il Ministro è un suprematista bianco (termine orribile perché non ha assolutamente senso in Europa, chi lo usa è chiaramente psyoppato dalla culture war americana) e che la “Grande Sostituzione” è un complotto come ben spiegato dal sito del governo. Chiunque abbia a cuore la propria salute mentale dovrebbe seguire questo mio consiglio: staccare dai social per qualche giorno, chi cercherà invano di trovare qualche influencer o qualche intellettuale che spieghi con esattezza perché la tesi della “sostituzione etnica” sia errata rimarrà deluso, in quanto non c’è nessuno in grado di affermare che quello che intende dire il Ministro sia falso e di spiegare il perché.


Il nostro paese, l’Italia, è il fanalino di coda in Europa (ma diciamocelo: anche nel mondo), per quanto riguarda il tasso di natalità. Nessuno ha mai voluto affrontare il problema seriamente e l’unico strumento proposto in passato è stata l’immigrazione. Bene, peccato che l’immigrazione non possa costituire l’unico strumento di crescita del paese ma può essere, al massimo, un elemento di compensazione.





L’immigrazione che riceviamo dai paesi del Terzo Mondo è costituita, per lo più, da individui maschi e poco istruiti e che di conseguenza non riuscirebbero mai a prendere il posto di chi invece, molto capace e molto istruito, parte per lasciare il proprio paese natìo. È inoltre chiaro a qualsiasi studio demografico che i cittadini italiani, figli di immigrati, quando integrati con successo all’interno del nostro tessuto culturale ed economico, non costituiscono più una fonte di crescita demografica per il paese, perché finiscono anch’essi per adeguarsi ai tassi di nascite del resto d’Italia.


Man mano che gli italiani, inclusi anche coloro nati da coppie di origini straniere, vengono meno, non fanno figli o emigrano sarà necessario un tasso sempre maggiore di immigrazione illegale e poco qualificata nel Belpaese per garantirne la stessa esistenza. Sembra la storia di una dipendenza da droghe pesanti… E sappiamo tutti come queste storie tendono a finire.


Qualcuno potrebbe anche dire che “il colore della pelle non conta”, opinione facilona e rispettabilissima, ma ignorante del fatto che i nuovi elementi devono essere assimilati all’interno della nazione ospitante per avere qualcuno che abbia almeno la parvenza di essere culturalmente italiano. Per assimilare servono tempo, strutture solide e gestite da elementi che rappresentino bene la nazione ospitante e la sua cultura, servono soldi e serve personale… Tutte cose che verranno a mancare con il calo demografico. Insomma, sembra che usare l’immigrazione come unico strumento per sopperire a problemi strutturali del proprio paese non sia poi una decisione così lungimirante. Ha il solo e unico scopo, invece, di soddisfare l’onanistico desiderio di taluni che sperano così di sentirsi più buoni e giusti.





Non c’è bisogno che sia io a spiegare che questa strategia un giorno porterà il nostro paese davanti a enormi problemi economici, tensioni sociali e culturali, insicurezza e alla infelice realizzazione che lo sperato passaggio da “bianco” a “nero” non sarà così indolore e privo di conseguenze come alcuni cercano di farcelo passare oggi.


Svegliamoci da questo sonno della ragione e realizziamo che la sostituzione etnica è un’ovvietà demografica, è già ampiamente visibile nelle nostre città, che il tasso di natalità in Italia è al minimo storico, che i figli per famiglia sono pochissimi (1,24 nascite per donna) e che invece l’Africa raddoppierà la propria popolazione, ma non la propria ricchezza, in soli trent’anni spingendo moltissimi individui a raggiungere altri paesi.


Pretendere che il proprio Paese esista ancora, in futuro, con una sua alterità culturale non è “difesa della razza”, come ha titolato qualcuno, ma piuttosto una rivendicazione legittima in un mondo che non vede al di là del proprio naso.


La soluzione ai nostri problemi non è l’immigrazione, che se controllata e gestita rientra nel novero delle cose che sono sempre successe, succederanno e che può potenzialmente offrire benefici al paese che riceve. La soluzione ai nostri problemi siamo, in definitiva, sempre e solamente noi, le nostre politiche per le giovani famiglie, condizioni economiche migliori e una solida cultura dell’educazione all’importanza dei figli e delle famiglie.


Per concludere un paio di provocazioni ampiamente richieste: consiglio alla nostra classe giornalistica un bel ripassone di storia Tardo Antica per capire che le migrazioni sono buone solo quando non diventi dipendente da esse. A chi invece, con fare brillante, vanta di essere metà arabo per via di origini siciliane o calabresi che siano, dico di star tranquillo che di arabo non ha proprio un bel niente, ma se proprio un paio di antenati berberi molti secoli addietro. Infine, faccio notare che nessuno nega reciproche influenze culturali ma se oggi qui si parla una lingua che proviene dal latino vuol dire che in Italia di sostituzioni non ve ne sono state da parecchio tempo e che, nella vostra piccolezza, potete solo pregare di non vedervi protagonisti passivi di uno di questi enormi fenomeni storici.

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